Il Gran Maestro: “Vorrei stringere la mano del Papa a Porta Pia”

Il Gran Maestro: “Vorrei stringere la mano del Papa a Porta Pia”

-di Davide Consonni-

Con una certa dose di rassegnazione Radio Spada s’è, a più riprese, occupata di rendicontare le pubbliche manifestazioni di gradimento che varie massonerie hanno elargito nei confronti del romano pontefice Bergoglio. Specialmente in “Quando un Pontefice piace alla massoneria“, in “Massoneria: Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia auspica un Concilio Vaticano III“ e in “La massoneria scrive una lettera a Papa Francesco” è stato mostrato con sufficiente cognizione di causa fino a che lidi si spinge l’interesse, il sostegno e l’affetto che gran maestri e logge massoniche italiche riservano e indirizzano al Bergoglio, Pontefice giunto dalla fine del mondo.

Ora, sempre rassegnati ma mai stravolti, ci sentiamo in obbligo di evidenziare un’ulteriore manifestazione di pubblico affetto che il sommo settario italico, il senese Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, ha rivolto al nostro Bergoglio. Tempo addietro il Bisi massone non s’era risparmiato di invitare il Pontefice alla preparazione di un Concilio Vaticano III, durante il quale non si sarebbe dovuta perdere l’occasione di continuare il fruttuoso dialogo tra massonerie e Santa Chiesa Cattolica. Pochi giorni orsono il Bisi caposettario ha rilasciato la solita ritrita intervista ad un quotidiano nazionale in cui sottolinea l’importanza e l’ostinatezza della battaglia massonica in favore di “laicità e diritti contro ogni fanatismo”; alla scontata ma dovuta domanda, posta dall’accomodante giornalista al caposettario senese: “Che rapporti ha oggi la massoneria con la Chiesa Cattolica e che giudizio dà di Papa Francesco”; il massone, senza timore alcuno di pronunciare l’indicibile, rispose:

La prima volta che mi fecero una domanda su di lui dissi che mi suscitava una gran simpatia perché mi sembrava molto aperto alle novità. Sta cercando con energia ed entusiasmo di cambiare il volto della Chiesa, di portarla vicino ai più poveri ed emarginati, ma sa affrontare con coraggio anche temi che in passato erano stati tabù. Vedo una grande carica di umanità e apertura. Non so se cambieranno le idee delle gerarchie ecclesiastiche anche sulla massoneria. Noi abbiamo metabolizzato Porta Pia e non abbiamo problemi di dialogo che derivano dal passato. “Si può camminare insieme” per il bene dell’umanità”. Un giorno sarebbe bello stringersi la mano a Porta Pia. [FONTE]

RSD

L’indicibile è qui pronunciato, il massone propone l’apoteosi delle alchimie e delle stregonerie, l’unione degli antipodi più estremi. Il caposetta del GOI invita quello che dovrebbe essere il Sommo Pontefice Vicario di Gesù Cristo e Custode della Sua Perenne Sposa ad una fraterna ed esoterica stretta di mano, da darsi a Porta Pia, laddove il misterium iniquitatis della rivoluzione-continua s’è manifestato in tutta la sua violenza contro il kathekon del ministero petrino. In quello stesso luogo, secondo il caposetta di Siena, dovrebbe avvenire la fusione tra la Verità e l’Errore, la mano del perpetuo Magistero Pontificio dovrebbe, in nome dell’ecumenismo massonico [padre del dialogo interreligioso], benedire l’iniqua setta ripianando tre secoli di lotta antimassonica in nome della verità e di lotta anticattolica in nome dell’errore. Solo l’immane tempesta che avvolge la Barca di Pietro e l’autorità del suo Vicario può giustificare e in parte spiegare l’audacia nuova e spaventosa che il settarismo contemporaneo dimostra nei confronti del Romano Pontefice.

L’eventualità di un futuro incontro pubblico tra un Gran Maestro Massone e un Pontefice potrà parere fantascienza ad alcuni, ad altri potrà sembrare quantomeno possibile, considerando, per fare un solo esempio, che da oltre 60 anni le stanze vaticane vengono annualmente popolate da numerose delegazioni del B’nai B’rith [massoneria esclusivamente ebraica] che in forma pubblica porgono gradita visita al Romano Pontefice, il quale, da Montini in poi, non manca di elargire a questi massoni ebrei benedizioni e disquisizioni favorevoli. Bergoglio, com’è noto, è in ottimi e fraterni rapporti con i rappresentanti del B’nai B’rith argentino. Fatalmente lontani sono i tempi immortali in cui i Vicari di Cristo, forti della loro autorità infallibile, instancabilmente dal 1738 a Pio XII, alzarono l’apostolica Voce contro la setta iniqua dei massoni e contro i suoi tentacoli occulti.

Similmente passati paiono i decenni in cui il giornalismo cattolico si fece megafono del clericalismo più integrista dell’intero panorama cattolico italiano e non; codesti giornalisti che, amministratori di anime, orgogliosamente vestivano la talare, forti delle benedizioni di Papa Leone XIII prima e di San Pio X poi, consapevoli delle persecuzioni che avrebbero subito, impavidi trincerati dietro al motto “Col Papa e per il Papa”, scatenarono una sacrosanta battaglia propagandistica contro la rivoluzione liberale e contro la giudeo-massoneria con i suoi illustri rappresentanti. Oggi la cattolicità tace nel migliore dei casi, sia che si tratti di Chiesa docente che di Chiesa discente pare che la secolare battaglia antimassonica per la Regalità Sociale di Cristo sia caduta nel dimenticatoio, inghiottita dal modernismo imperante e devastante. Più che mai è un dovere pregare per quei santi sacerdoti che ancora oggi, instancabili e devoti, alzano la Voce contro il settarismo liberale, contro la massoneria e contro il modernismo.

Concludendo, pare dovere ricordare al Bisi massone caposetta cosa prevede il Magistero Antimassonico dei Papi Eroi:

Enciclica Humanum Genus di Papa Leone XIII:

“Imperocché da fatti giuridicamente accertati, da formali processi, da statuti, riti, giornali massonici pubblicati per le stampe, oltre alle non rare deposizioni dei complici stessi, essendosi venuto a chiaramente conoscere lo scopo e la natura della setta massonica, quest’Apostolica Sede alzò la voce, e denunziò al mondo, la setta dei Massoni, sorta contro ogni diritto umano e divino, essere non men funesta al Cristianesimo che allo Stato, e fece divieto di darvi il nome sotto le maggiori pene, onde la Chiesa suol punire i colpevoli. Di che irritati i settari e credendo di poter, parte col disprezzo, parte con calunniose menzogne sfuggire o scemare la forza di tali sentenze, accusarono d’ingiustizia o di esagerazione i Papi, che le avevano pronunziate. In questo modo cercarono di eludere la autorità ed il peso delle Costituzioni Apostoliche di Clemente XII, di Benedetto XIV, e similmente di Pio VII, e di Pio IX.

Nondimeno tra i Frammassoni medesimi ve ne ebbe alcuni i quali riconobbero loro malgrado, che quelle sentenze dei Romani Pontefici, ragguagliate alla dottrina e alla disciplina cattolica, erano altamente giuste. E ai Pontefici si unirono non pochi Principi ed uomini di Stato, i quali ebbero cura o di denunziare all’Apostolica Sede le Società Massoniche, o di proscriverle essi stessi con leggi speciali nei loro domini, come fu fatto nell’Olanda, nell’Austria, nella Svizzera, nella Spagna, nella Baviera, nella Savoia ed in altre parti d’Italia. Ma la saggezza dei Nostri Predecessori ebbe, ciò che più conta, piena giustificazione dagli avvenimenti. Imperocché le provvide e paterne loro cure, o fosse l’astuzia e l’ipocrisia dei settari, ovvero la sconsigliata leggerezza di chi pure aveva ogni interesse di tener gli occhi aperti, non avendo né sempre né per tutto sortito l’esito desiderato, nel giro d’un secolo e mezzo la società Massonica si propagò con incredibile celerità; e traforandosi per via di audacia e d’inganni in tutti gli ordini civili, incominciò ad essere potente in modo da parer quasi padrona degli Stati”.

Enciclica In Eminenti di Papa Clemente XII:

“…decretiamo doversi condannare e proibire, come con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo, condanniamo e proibiamo le predette Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o Conventicole dei Liberi Muratori o des Francs Maçons, o con qualunque altro nome chiamate…” [Clemente XII, Litt. ap. In eminenti, 28 apr. 1738, in Bullarium Romanum, taurinensis ed., t. XXIV, 365-367]

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